Palestra digitale del laboratorio permanente “Media allo scoperto"

Come sarebbe bello vivere in una società dove ognuno, indipendentemente dall’essere
uomo o donna, può fare il lavoro che più gli piace, quello che gli dà più soddisfazione,
che lo diverte, senza sentirlo solo con un dovere ma anche come un passatempo.
A mio avviso ne deriverebbero molteplici vantaggi: innanzitutto ognuno
sarebbe più felice, più di buon umore, affronterebbe la vita compiuta con più
leggerezza e ottimismo; si soffrirebbe meno di ansia e forse anche la depressione non
esisterebbe.
Penso che sarebbe anche più facile integrarsi, si avrebbe modo di confrontarsi alla pari
e nessuno si sentirebbe inferiore ad un altro o essere ridicolizzati se si svolge un lavoro
considerato prettamente maschile o femminile.
Immagino un mondo meno complicato, dove non si viene giudicati solamente per dei
pregiudizi, dove non esistono le prese in giro e anche dove sarà “normale” se portando
la macchina dal meccanico sarà una donna a farti il lavoro e a riconsegnartela come
nuova o andando a casa del tuo amico trovare il papà alle prese con i fornelli, il bucato
e l’aspirapolvere. (Chi l’ha detto che il lavoro casalingo è solamente femminile?)

A cura di Samuele Bruno, alunno della classe III C della Scuola Secondaria di Primo Grado “Moruzzi” di Ceretolo, per il progetto “Portiamo a scuola la comunicazione di genere: NarrAzione di Genere 2018”, finanziato dalla Regione Emilia Romagna

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