Palestra digitale del laboratorio permanente “Media allo scoperto"

Un mondo senza stereotipi… interessante come idea, davvero. Alcuni problemi si risolverebbero, almeno in parte, mentre altri sparirebbero completamente. Se gli stereotipi non fossero mai esistiti, forse alcuni problemi non sarebbero mai nati. Per non parlare poi di un mondo senza pregiudizi… allora sì che staremmo tutti meglio.
Fra vent’anni saremo tutti più grandi. Anche chi oggi ha appena compiuto un anno, per allora sarà già adulto. E se fra vent’anni il nostro mondo migliorasse, almeno un poco? Immaginate, un mondo senza stereotipi… che meraviglia!
Fra vent’anni, io ne avrò trentatré. Di anni, ovviamente. Sarà già passato tanto tempo, da adesso. Non sarò più una ragazzina, che si sente sempre il mondo contro e coinvolta in un’eterna lotta contro il giorno, come non sarò più una bimba con la voglia di crescere per sfuggire al presente. Forse, per allora, sarò già una donna. Anzi, quasi sicuramente. Sarò una donna, con una percezione del mondo diversa da quella che ho adesso; spero però di avere ancora quella facoltà di sognare e fantasticare ad occhi aperti che oggi, di tanto in tanto, viene ancora a trovarmi. Fra vent’anni, vorrei vivere in un mondo in cui finalmente amore, odio e amicizia si baseranno sulla realtà, e non su stupidi pregiudizi – perché solo così si possono definire, stupidi e insensati –.
Perché non vorrei mai che i miei figli, un giorno, tornassero da scuola e mi dicessero: «Mamma… a scuola c’è un bambino che mi prende in giro. Mi dice che sono grassa, e che non piaccio a nessuno».
«Ad allenamento c’è un ragazzo che continua a rinfacciarmi che non so giocare a calcio.. anche se questo non mi interessa molto. Mi rinfaccia di continuo che non so fare nulla, che sono pessimo, che non so fare nulla. Non lo sopporto più».
Sono queste le conseguenze dei pregiudizi, un po’ meno forse degli stereotipi. Le conseguenze del “fermarsi all’apparire”. Che poi, a che scopo sono nate queste parole?
Per far stare male chi viene afferrato dai loro artigli?
Per creare problemi, incomprensioni e divisioni fra le persone?
Sono convinta che, come si dice spesso in un libro che sto leggendo in questi giorni, «il caso non esista». Se queste parole sono nate, avranno pur uno scopo. O forse mi sbaglio?
E se, tutto d’un tratto, i loro significati bruciassero e scomparissero per sempre? Il mondo starebbe meglio, mi permetto di dire. Starebbero meglio gli adulti, che non si troverebbero più costretti a fronteggiare tanti problemi. Come starebbero meglio anche i bambini. Si sa, in quasi ogni classe c’è almeno un bambino che viene preso in giro. Per milioni di motivi, come per nessun motivo. Ed io, per esperienza, vi dico che non è piacevole essere quel bambino.
Senza pregiudizi staremmo tutti meglio. Banalmente, sparirebbe anche l’associare un ragazza bionda ad una ragazza stupida. Perché dobbiamo sempre giudicare l’intelligenza delle persone in base al loro aspetto o ai loro voti a scuola. Una persona potrebbe vestirsi malissimo, avere i capelli spettinati, le occhiaie e un cinque in matematica, eppure essere molto più intelligente di chi magari si veste con maglie firmate e ha un dieci in scienze. Per non parlare poi di tutti quegli stereotipi tra maschi e femmine. Sono forse diverse le femmine, le ragazze, le donne?
Per cosa?
Cosa abbiamo di diverso noi?
Io questo mi chiedo… perché non siamo considerate al pari degli uomini, molte volte. Anche solo, ad esempio, durante le ore di ginnastica, a scuola, mi rendo conto di tutto questo. Quante volte, nelle ore di basket, i ragazzi sbuffano perché gli è capitata una ragazza in squadra “a svantaggiarli”?
E quante volte una ragazza che ha chiesto di poter giocare a calcio con i suoi compagni è stata derisa dai ragazzi perché impensabile e dalle ragazze perché ridicola?
Ma non sono solo le ragazze ad essere vittime di queste discriminazioni. Anche i ragazzi, certo, ma per quanto ho visto io fino ad ora i maschi sono meno “colpiti” dagli stereotipi. Ma non per questo non ne hanno. Ci basti pensare all’uomo che non ha mai bisogno d’aiuto, che si risolve sempre i problemi da solo. «Gli uomini non piangono», anche questo è uno stereotipo. Un’idea sbagliata.
La vogliamo smettere di mettere etichette a tutti? Non siamo il centro del mondo, o dell’universo, e non siamo nessuno per giudicare le altre persone. Ci crediamo sempre superiori, ma fino a che punto lo siamo veramente? Non lo siamo, ecco il punto. Perciò, piantiamola di assegnare etichette a tutti. Siamo persone, non barattoli della marmellata!
Adesso, però, voglio rivolgermi a te. A te che stai leggendo, sì. Non ti spaventare, tranquillo, non ti mangerò. Iniziamo con le cose serie ora, che forse in fin dei conti è meglio.
Lo vedi il cartellino che hai addosso?
Proprio lì, all’altezza del petto. Sulla sinistra.
Cosa dice?
«Grasso»?
«Stupido»?
«Maschiaccio»?
Ce ne sono così tanti di appellativi, e ognuno ha il suo. Purtroppo.
C’è scritto «ladro», per caso?
«Insensibile»?
«Inutile»?
Leggilo ad alta voce, quel cartellino inutile che ti è stato affibbiato. E poi guardati allo specchio. È infondato, insensato, vero? Sì, la maggior parte delle volte è così. Allora c’è una sola cosa che puoi fare.
Strapparlo. Levartelo di dosso, ora.
Perché solo così potrai sentirti veramente libero. Toglilo, e mostra a tutti che finalmente sei senza quel cartellino, che sei di nuovo libero. Faglielo vedere, a quelli che te lo hanno assegnato, che sei ancora in piedi. E diglielo, urlaglielo, che non hai bisogno dei loro pareri sbagliati. Diglielo, urlaglielo, che tu sei così, che ti piaci per quello che sei, quello che fai, e che loro non hanno il potere di cambiarti.
Senza stereotipi e senza pregiudizi staremmo tutti meglio.
Niente più razzismo, niente più emarginazione.
Quante cose finirebbero!
Stop alle prese in giro, alle dicerie che tutti noi ci portiamo sulle spalle solo a causa del nostro cognome, stop al maschilismo. E facciamo in modo di essere tutti liberi, più felici.
Perché, ne sono convinta, senza pregiudizi, senza stereotipi, staremmo tutti meglio.

A cura di Ludovica Scarpello, alunna della classe III C della Scuola Secondaria di Primo Grado “Moruzzi” di Ceretolo, per il progetto “Portiamo a scuola la comunicazione di genere: NarrAzione di Genere 2018”, finanziato dalla Regione Emilia Romagna

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